Nata a Laviano (Perugia) nel 1247,  di umili origini, venne battezzata presso l’antica pieve di Pozzuolo Umbro, dove attualmente sorge la chiesa dei Santi Pietro e Paolo: rimase presto orfana di madre e dall’età di diciassette anni visse come concubina con un nobile di Montepulciano, Raniero (anagramma di Arsenio) dei Pecora, signori di Valiano, dal quale ebbe anche un figlio, ma che non la sposò. Nel 1273 Raniero, durante una battuta di caccia in una delle sue proprietà di Petrignano del Lago, venne aggredito e assassinato da un gruppo di briganti. Secondo la tradizione, il suo fedele cane condusse Margherita al ritrovamento del cadavere sfigurato di Raniero. Scacciata col figlio dai famigliari dell’amante, rifiutata dal padre e dalla sua nuova moglie, si pentì della sua vita e si convertì. Si avvicinò ai francescani di Cortona, in particolare ai frati Giovanni da Castiglione e Giunta Bevegnati, suoi direttori spirituali e poi biografi: affidò la cura del figlio ai frati minori di Arezzo e nel 1277 divenne terziaria e oblata francescana, dedicandosi esclusivamente alla preghiera ed alle opere di carità. La sua spiritualità pone attenzione particolare alla Passione di Cristo, in linea con quanto vissero Francesco d’Assisi, Angela da Foligno e più tardi Camilla da Varano, ossia la clarissa sr. Battista.

Diede vita ad una congregazione di terziarie, dette le Poverelle; fondò nel 1278 un ospedale presso la chiesa di San Basilio e formò la Confraternita di Santa Maria della Misericordia, per le dame che intendevano assistere i poveri ed i malati. . A Cortona spesso la gente va da lei, nella cella presso la Rocca dove si è stabilita nel 1288: chiede il suo intervento nelle contese cittadine e nelle lotte con altre città. Nel 1289 Margherita è tra coloro che danno vita alla Confraternita delle Laudi. Donna mistica, ma anche di azione, coraggiosa, ricercata per consiglio, fu attenta alla vita pubblica e, nelle contese tra guelfi e ghibellini, fu operatrice di pace.

Patronato: Prostitute pentite
Etimologia: Margherita = perla, dal greco e latino
Martirologio Romano: A Cortona in Toscana, santa Margherita

Nulla è perduto, se si ama davvero: si può così sintetizzare l’esperienza avventurosa e peccatrice di Santa Margherita da Cortona, che, proprio grazie all’amore, riesce a dare una svolta alla propria vita fino a raggiungere le vette del misticismo e della carità più pura ed illuminata. Nasce nel 1247 a Laviano, un paesino a mezza strada tra Montepulciano e Cortona, in una povera famiglia contadina. Orfana di mamma, viene allevata da una matrigna gelosa e bisbetica, in mezzo a maltrattamenti ed angherie. Bellissima e, per questo, ammirata e corteggiata, a 18 anni scappa di casa per realizzare il suo sogno d’amore con un giovane nobile di Montepulciano. Che le spalanca le porte del suo castello e la fa sua amante per nove anni, ma che non la sposa, nemmeno quando dalla loro unione nasce un figlio. Il giovanotto non doveva essere neppure uno stinco di santo, se è vero che muore assassinato e la leggenda narra che sia stato un cagnolino (con il quale viene comunemente raffigurata nelle immagini) ad aiutare Margherita a ritrovarne il cadavere. Ovvio che la famiglia di lui, all’indomani del funerale, la cacci sdegnosamente di casa e così Margherita, da un giorno all’altro, passa dalle agiatezze di una vita mondana e dispendiosa alle misere condizioni di una ragazza madre, senza un tetto e senza di che mangiare. Dato che neppure si può parlare di tornare a casa sua, da dove è già fuggita una volta e dove tutti si vergognano della sua vita peccaminosa, qualche biografo sostiene che Margherita arrivi a prostituirsi per sbarcare il lunario, e non ci sarebbe proprio di che stupirsi, viste le sue condizioni e l’assoluta mancanza di valori. Va a stabilirsi a Cortona, trovando una casa e un lavoro come ostetrica, e qui avviene la sua metamorfosi. Conquistata dall’ideale francescano, si dedica agli ammalati poveri, visitandoli e curandoli a domicilio, scoprendo in se stessa una volontà e un talento di organizzatrice che neppure lei sapeva di possedere. Raduna attorno a sé un gruppo di volontarie e insieme a loro organizza una rete fittissima di carità per chiunque ha bisogno di aiuto. Riesce a contagiare nel suo progetto caritativo le famiglie nobili della zona, che mettono a sua disposizione somme ingenti con le quali, già nel 1278; riesce ad aprire il primo ospedale per i poveri di Cortona. L’assistenza è assicurata dalla confraternita delle Poverelle e dai Mantellati, per la quale ha scritto gli Statuti di chiara impronta francescana ed alla quale, soprattutto, offre la testimonianza della sua vita interamente votata ai più deboli. Scende in piazza, quando è necessario, per pacificare gli animi e per rasserenare il turbolento clima politico del suo tempo, ma, soprattutto, Margherita si dedica ad una intensa preghiera e ad una grande penitenza, che la portano alle più alte vette della mistica, nella Rocca sopra Cortona, dove ha ricavato una piccola cella in cui vive gli ultimi anni in meditazione e solitudine. Qui l’ex concubina muore il 22 febbraio 1297, ad appena 50 anni. Ci vogliono più di 4 secoli prima che la Chiesa la proclami santa, nel 1728, ad opera di Benedetto XIII, e Margherita diventa così una gloria dell’Ordine Francescano e la patrona di Cortona, che da sette secoli custodisce il suo corpo incorrotto.

Autore: Gianpiero Pettiti

Va a convivere diciottenne con un giovane nobile di Montepulciano, che non la sposa neppure quando nasce un figlio, e che muore assassinato nove anni dopo. (La tradizione racconta di un cagnolino che la guida a ritrovarlo cadavere, in un bosco). I parenti di lui la scacciano con il bambino; e Margherita non può neanche farsi riaccogliere nella casa paterna, dalla quale se n’è andata già una volta dopo aver litigato con la matrigna (ha perso la madre a otto anni). Ed è la città di Cortona che l’accoglie, conoscendo la sua situazione, perché lei ne parla subito a tutti. Due nobildonne le danno alloggio, e un lavoro come infermiera per le partorienti. Lei provvede a fare educare il figlio (che si farà poi francescano) e dopo il lavoro si dedica agli ammalati poveri,con volontà e talento di organizzatrice: prende con sé alcune volontarie che si chiameranno “Poverelle”, promuove l’assistenza gratuita a domicilio, si fa aiutare da famiglie importanti e nel1278 fonda per i poveri l’ospedale della Misericordia. Guida le sue collaboratrici, e all’occorrenza è non soltanto infermiera ma anche cuoca e questuante; fa di tutto per chi non ha nulla, neppure la salute. Ma questa efficiente realizzatrice ha poi una seconda vita, da contemplativa, è capace di evadere da tutto per meditare sulla Passione del Signore in solitudine e dura penitenza. Dorme su graticcio su tavole di legno, in una cella presso la chiesa di San Francesco. Le sue decisioni sono sempre radicali: una domenica ricompare nel suo paese nativo, a Laviano, per raccontare a tutti – in chiesa, durante la celebrazione eucaristica– le sue vicende giovanili ,e per chiedere perdono.

Tra i suoi malati e le sue penitenze, Margherita è attenta pure alla vita pubblica della città che l’ha accolta e adottata. Viene spesso gente da lei, nella cella presso la Rocca dove si è stabilita nel 1288: si chiede il suo intervento per mettere pace nelle contese cittadine tra famiglie in lotta, tra guelfi e ghibellini, tra la gente di Cortona e il vescovo di Arezzo, Guglielmo degli Ubertini. Nelle evenienze più varie di vita pubblica e privata diventa un fatto naturale chiedere il suo intervento, raccomandarsi alle sue preghiere, sollecitare i suoi consigli. Nel 1289 Margherita è tra coloro che danno vita alla Confraternita delle Laudi; e anche in questo, nell’amore per il canto religioso popolare, si comporta da vera figlia spirituale di Francesco d’Assisi. Trascorre gli ultimi anni in solitudine, già venerata come santa, sofferente nel fisico e «arricchita dal Signore con superiori carismi», come dirà di lei il “Martirologio romano”. Papa Benedetto XIII la proclama santa nel 1728. Le sue spoglie mortali si trovano nel santuario a lei dedicato in Cortona. Nei molti dipinti che illustrano la sua vita compare spesso la figura del cane, sua guida nel ritrovare il cadavere dell’uomo con il quale era fuggita.

Autore: Domenico Agasso